Matteo Piloni/ Comunicati stampa, eventi e incontri pubblici (report e materiali), Racconti dal Pirellone, Rassegna stampa/ 0 comments

La locomotiva lombarda si è inceppata, ha sofferto la crisi come tutto il resto del Paese. Un settore determinante per la ripresa è quello dell’edilizia, ma non più in chiave di occupazione di suolo, come negli anni passati, bensì nell’ottica della “rigenerazione urbana”, che significa trasformare le tante aree dismesse delle città e della regione, sapendo che occorre utilizzare approcci differenti.

È questa la nostra posizione come Gruppo PD Lombardia abbiamo espresso ieri durante il convegno dal titolo “La Lombardia del Futuro”, che ha visto gli interventi tra gli altri dei professori Alessandro Rosina, ordinario di Demografia alla Cattolica di Milano, Maurizio Tira, ordinario di Tecnica urbanistica a Brescia, e Laura Pogliani, associato di Urbanistica al Politecnico di Milano e vicepresidente dell’Istituto nazionale di urbanistica. Si sono confrontati sul tema, in una tavola rotonda, l’assessore regione al territorio Pietro Foroni, gli assessori all’urbanistica del comune di Milano Pierfrancesco Maran e del comune di Brescia Michela Tiboni, l’onorevole Chiara Braga e il vicepresidente del dipartimento Territorio e Urbanistica di Anci Lombardia Yuri Santagostino.

Questo è per noi l’inizio di un lavoro che vuole unire riflessione, studio e proposte per dare alla Lombardia un futuro migliore, riportandola ad essere la locomotiva del Paese.
I dati ci dicono che oggi la nostra regione soffre e non cresce come dovrebbe e la rigenerazione urbana potrebbe essere una chiave della crescita, ad alcune condizioni: che sia accompagnata anche dalle necessarie risorse pubbliche e che non consista nel regalare bonus volumetrici o permettere di derogare alle leggi sull’utilizzo, per esempio, dei seminterrati, facendo in pratica dei condoni.

La Regione in questi ultimi anni ha approvato una legge contro il consumo di suolo che è rimasta sulla carta, perché i provvedimenti attuativi, come il piano territoriale regionale, sono arrivati con quattro anni di ritardo e altri ne servono perché le Province lo recepiscano. Non c’è stata quindi una vera politica di pianificazione territoriale che accompagnasse i processi.

Nel frattempo non è partita la rigenerazione, che significa recupero delle tante aree dismesse e trasformazione delle aree degradate, urbane ed extraurbane, rilanciando la pianificazione d’area vasta in cui la Regione, purtroppo, non ha mai creduto. Occorrono politiche regionali che favoriscano la programmazione territoriale complessiva, favorendo crescita, sviluppo e sostenibilità, e noi lavoreremo in questa direzione.

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