Matteo Piloni/ Comunicati stampa/ 0 comments

I dati relativi alla produzione industriale e all’occupazione in Lombardia non sono affatto rincuoranti.

Al debole incremento congiunturale (+0,2%) si contrappone un dato tendenziale negativo (-0,2%) della produzione industriale soprattutto se rapportato al +3% del 2018, con risultati che si invertono nel caso dell’artigianato (-0,2% congiunturale e +0,5% tendenziale) ma che portano alle stesse conclusioni.

Da tempo la nostra regione ha smesso di essere un traino e un modello per il Paese. Nonostante la grande dinamicità del tessuto produttivo lombardo manca una strategia anche sul fronte infrastrutturale. Per questo arretriamo in Europa e siamo meno competitivi di un tempo in molti settori: se oltralpe corrono, noi camminiamo. Inutile negare che, sebbene in posizione dominante rispetto alle altre realtà italiane, in Lombardia l’occupazione sia caratterizzata sempre più da contratti part time e a basso reddito. Per questo è opportuno che la maggioranza che governa questa Regione deponga la propaganda e si attivi per misure concrete a favore di lavoratori e imprese.

Inoltre non mi pare che in Regione si stia valutando nel giusto modo la tempesta che potrebbe abbattersi sul nostro Paese e sul continente europeo. Le ripercussioni dell’emergenza coronavirus rischiano di piombare sull’economia reale e di tagliare anche la crescita del made in Italy. Aggiungendosi di fatti alle difficoltà che stiamo già registrando causati dai dazi americani in vigore dallo scorso ottobre.

La Lombardia, che da tempo ha rapporti commerciali col mercato asiatico, sarebbe pesantemente colpita dalle incertezze che impattano sugli scambi commerciali.

Per tutti questi motivi, in Lombardia, serve uno scatto per una ripartenza.

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