Matteo Piloni/ Maggio 13, 2020/ Comunicati stampa/ 0 comments

C’è una cosa che non sopporto. Quando non si ritengono urgenti questioni che, invece, lo sono.
Ieri abbiamo proposto al #ConsiglioRegionale di fare, velocemente e bene, alcune cose per le persone disabili, le loro famiglie e gli operatori socio-sanitari che se ne prendono cura, tra cui test sierologici e tamponi, dispositivi di protezione adeguati e forniti in quantità sufficienti, sanificazione periodica e puntuale delle strutture, riorganizzazione delle differenti tipologie di servizi e prestazioni erogate, con indicazioni e prescrizioni definite alla luce di quanto appreso durante l’emergenza.

Quanto al sostegno economico, chiediamo contributi alle famiglie di persone con disabilità che frequentano la scuola pari a quanto previsto per ogni mese di sospensione delle lezioni in seguito alla emergenza Coronavirus, e contributi adeguati alle famiglie e alle strutture per sostenere le spese straordinarie e le perdite economiche subite a causa della emergenza.

Una sorta di piano di intervento così come previsto dal Dcpm del 26 aprile, così da non lasciare soli i centri, i comuni e le famiglie nell’avvio di questa fase 2.
E soprattutto per dare finalmente risposte e sollievo alle famiglie che in questi due mesi hanno fatto, e stanno facendo, molta fatica.
Risultato? Ne discuteremo in commissione tra due settimane, con la garanzia che le proposte che abbiamo fatto saranno approvate.
Ma perchè rinviare di due settimane? Perchè non approvare queste proposte così da renderle operative entro due settimane? Perchè rimandare?
Le persone con disabilità hanno bisogno di risposte adesso. Anzi, ieri! E lo stesso le loro famiglie e i tanti professionisti che si prendono cura di loro.
Mi auguro davvero che queste risposte possano arrivare il prima possibile perchè la drammatica emergenza che ci ha investito ha portato a notevoli difficoltà nella gestione dei servizi sociosanitari per persone con disabilità, sia dei servizi residenziali (quali le RSD), sia delle attività domiciliari, riabilitative e semiresidenziali (quali, ad esempio, ADI, CDD, CSS…), interrotte per la difficoltà nel far rispettare le regole di distanziamento sociale, e rimaste senza dispositivi di protezione individuale non forniti dalla Regione.

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