Matteo Piloni/ La settimana in Consiglio/ 0 comments

In questi giorni a Cremona si sta parlando di “Area Donna”, il dipartimento dell’ospedale di Cremona che per anni è stato un importante riferimento della prevenzione e della cura delle patologie oncologiche per le donne.
Un modello che la direzione ha deciso di modificare puntando alla realizzazione di un “cancer center”.
Io non ho elementi per giudicare quale sia il modello migliore. Saranno i dati a doverlo dire. E la direzione ospedaliera a spiegare i motivi che hanno portato a questa scelta.
Ciò che è certo è che Area Donna è un importante servizio, molto apprezzato, che ha dato risultati importanti sia sulla prevenzione e sulla cura. E questi sono aspetti decisivi.
Perchè ne parlo? Oltre al fatto che sto seguendo con attenzione la situazione, ne parlo perché esattamente due anni fa, il 21 febbraio 2020, presentavo una richiesta alle Asst di Cremona e Crema, per conoscere i tempi di attesa per una mammografia e un’ecografia al seno. Una richiesta che mi interessava per capire la situazione nella nostra provincia delle prestazioni oncologiche al femminile. L’emergenza sanitaria ha poi spostato le attenzioni di tutti su altro, e ha ulteriormente allungato i tempi di queste fondamentali prestazioni.
Tempi che due anni fa vedevano una media di 124 giorni in Lombardia per una mammografia. Tempi che, due anni dopo, si sono allungati. E di molto.
Il dibattito su “Area Donna” di Cremona, oltre ad avere tutti i chiarimenti del caso (coinvolgendo anche i tanti privati che, di fatto, hanno costruito questo servizio!) credo debba riaccendere l’attenzione sui tempi e sulle conseguenti difficoltà per accedere alle prestazioni sanitarie. Prestazioni che devono essere fatte in tempi rapidi, come prevede la normativa, ed effettuate dal servizio pubblico, e privato, delle nostre strutture. E non “rimandate” all’Humanitas o alla Poliambulanza.
Oggi (21 febbraio 2022) la giunta regionale ha deliberato 84 milioni per ridurre le liste d’attesa: 44 milioni per il servizio pubblico e 40 per il privato. Tutti soldi pubblici.
Come si stanno organizzando le nostre strutture pubbliche per recuperare questi due anni e migliorare i tempi che avevano due anni fa per consentire ad una donna uno screening o un esame diagnostico? Ecco. Credo che il tema di oggi, due anni dopo, sia questo.
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